Domenica 24 Marzo / ore 18:00
Biblioteca di Casa Carmeli,
 via G. Galilei 36, Padova 

Valerio Premuroso, pianoforte

C. Debussy (1862-1918)

Reverie
La Plus que Lente

O. Respighi (1879-1936)
Tre Preludi sopra Melodie Gregoriane

G. F. Händel (1685-1759) - F. Liszt (1811-1886)
Sarabanda e Ciaccona dall'Opera "Almira"

A. Chasins (1903-1987)
8 Preludi Op. 12

PROLOGO MUSICALE
Classe di Pianoforte del Maestro Elio Orio, Conservatorio C. Pollini di Padova
(Agnese Marzolo: violino - Giacomo Furlanetto: violoncello - Elena Lo Conte: pianoforte; musiche di L. van Beethoven).

Oltremusica propone questa sera un viaggio musicale a cavallo fra Ottocento e Novecento che ci porterà a navigare fra e pagine della storia in Francia, in Italia e negli Stati Uniti.

Si comincia con l’ascolto di colui che, a ragione, è considerato uno dei compositori di primo piano del XX secolo, Claude Debussy (1862-1918). L’importanza di questo autore si deve soprattutto all’influsso che seppe esercitare sulla pratica compositiva dell’epoca, portando consistenti innovazioni sul piano melodico, armonico, ritmico e timbrico. Per questi motivi, pur non avendo fondato nessuna “scuola” nel senso stretto del termine, l’influenza del musicista francese si è fatta sentire enormemente in tutto l’Occidente. Questo si deve al fatto che Debussy subì l’influsso anticonvenzionale dei compositori russi, fu suggestionato dalla musica orientale, si interessò alla musica antica (soprattutto il gregoriano) ma fu anche un grande studioso della tradizione musicale ottocentesca, sulla quale si era formato. 
La Reverie in fa maggiore (1905) è una delle sue prime composizioni pianistiche. Un primo tocco dei tasti del pianoforte e siamo già immersi in una dimensione onirica e per certi versi straniante, lontana dagli affanni della vita moderna. Il termine "Reverie "designa infatti, nel linguaggio della critica, un “abbandono fantastico”. Sembra perfetto per descrivere questi delicati passaggi pianistici che disegnano una poetica del sogno come eterno fluire di pensieri ed emozioni, di fronte alle quali nulla possono nemmeno queste piccole note descrittive che spariscono di fronte all’essenza profonda della scena debussiniana, attenta a indagare attraverso una nitida tavolozza di colori sonori le immagini più intime dell'animo umano, dalla cui sagacia immaginativa, così spontanea, ci sentiamo inesorabilmente attratti. Con questo componimento pianistico Debussy cerca di coinvolgere l'ascoltatore a interagire con la parte più profonda del proprio io, cercando di riattivare quell'atteggiamento di meraviglia tipico dei fanciulli e così distante dal modo di sentire degli adulti. Difficile non scorgere delle assonanze con la temperie simbolistica dell’epoca, con i cui protagonisti Debussy condivideva cenacoli artistici e accademie musicali.
La Plus que Lente (1910) è invece da ascrivere alla musica “da consumo” degli anni in questione. Si tratta di un valzer lento, anzi “più che lento”, stando al titolo. Ma non è il solito valzer “à la Strauss” che siamo abituati ad ascoltare. Debussy lo riempie di magia, lo plasma di una vitalità del tutto nuova, lo carica di effetti musicali, a volte ironizzando sulla forma certo, ma non possiamo non sentirci dentro il brano e immedesimarci nel compositore, il quale potrebbe pure trovarsi in un cafè chantant, che nulla si perderebbe della magia di fugaci impressioni che egli sa rappresentare.

Ottorino Respighi (1879-1936) faceva parte di un gruppo di musicisti che all’inizio del ’900 avevano animato la cultura musicale italiana e che si proponevano di riportare in auge la tradizione strumentale italiana liberandola dal predominio smodato del melodramma. Passati alla storia come i protagonisti della cosiddetta “generazione dell’Ottanta”, osteggiando il melodramma e rivendicando la grandezza della musica strumentale nostrana in senso nazionalistico, essi si proponevano di rivalutare il patrimonio musicale antico, impegnandosi a rifondare un genere, quello strumentale appunto, che potesse competere con quello francese, concorrendo a creare un vero e proprio repertorio musicale nazionale sulla scorta della tradizione antica, preottocentesca.
I Tre Preludi sopra Melodie Gregoriane (1919) sono la dimostrazione di tutto questo, la volontà di rivalutare e di riproporre al pubblico un repertorio rivisitato secondo la sensibilità moderna ma che affondi le radici nell’antica civiltà musicale italica. Un moto di rinnovamento dell’antico che nel gregoriano ha il suo epicentro e per il quale Respighi ci comunica un grande rispetto e un profondo senso religioso nel momento in cui si approccia a questa tradizione. Debitore di Strauss e Debussy, egli conferma quella tendenza a evocare suggestive atmosfere sia armoniche che timbriche a tutto vantaggio di un certo descrittivismo musicale cui accede per mezzo di arcaismi musicali, conosciuti attraverso lo studio e l’ascolto delle melodie gregoriane, appunto.

Facciamo ora un passo indietro. Nel 1879 Franz Liszt (1811-1886) realizzò la trascrizione di una Sarabanda e di una Ciaccona tratte dal primo atto dell’opera Almira di George Friedrich Händel (1685-1759), prima composizione teatrale del musicista tedesco di scuola viennese. La sarabanda e la ciaccona sono due forme musicali - di probabile derivazione spagnola o latinoamericana a causa della particolare predisposizione ritmica del dettato musicale tale da creare, in entrambi i casi, un effetto ritmico vicino alla danza - che risalgono al barocco. La prima è una danza lenta accentata solitamente sul secondo tempo, la seconda è composta perlopiù in tempo ternario. Le caratteristiche musicali di questa rivisitazione del testo musicale di Handel si basano per lo più sulle doti pianistiche di Liszt che riesce sempre a ornare i temi musicali elaborando la melodia principale con tanti piccoli passaggi pianistici senza mai perdere di vista il disegno generale della composizione.

In consonanza con lo spirito del repertorio presentato fin qui, concludono la serata un serie di preludi di Abram Chasins (1903-1987), compositore americano originario di Manhattan (New York). Egli fu anche insegnante, musicologo, nonché autore radiofonico. Gli 8 Preludi Op. 12 (1928) sono brevi composizioni dal carattere docile e fermo, in linea con quanto affermato per Debussy, piccoli momenti in cui un’atmosfera intima e onirica cattura l’ascoltatore e lo accompagna per sentieri inesplorati, attraverso un uso della dinamica e del colore del tutto personali e originali.



Eventi in Biblioteca Sala Carmeli